LE NEUROSCIENZE NEL TERZO REICH
Dall'eutanasia attiva al caso Hallervorden

(Prof. Francesco MONACO))

Molto si parla di razzismo antropologico in Germania cioè dell'olocausto degli ebrei, degli zingari, degli slavi, ecc. e ben poco di razzismo eugenetico, riferito cioè a malati mentali, psichiatrici, disabili, epilettici, ecc. Su quest'ultimo argomento il Prof. Francesco Monaco, Direttore della Clinica Neurologica dell'Università Amedeo Avogadro del Piemonte Orientale di Novara, ha tenuto una relazione al XXXV Congresso della Società Italiana di Neurologia il 27 settembre 2004. Nel seguente articolo ne sono riportati i passi fondamentali. (APICE)

Lo scenario generale in cui si inquadra la storia delle neuroscienze nel Terzo Reich è decisamente grandioso. La Germania degli anni trenta è il faro della cultura europea, e ciò è confermato dall'assegnazione di ben nove premi Nobel a scienziati tedeschi prima del 1939, numero superiore a qualsiasi altro paese dell'epoca. Inoltre essa possiede un efficiente sistema di assistenza sociosanitaria, il primo ad essere introdotto nel mondo già dalla fine dell'ottocento. Va ancora premesso che la maggior fonte di informazioni su questo argomento viene dal lavoro del neuropsichiatria americano di origine austriaca, Maggiore Leo Alexander, che ebbe mandato dai Quartieri Generali Supremi delle Forze di Spedizione Alleata di condurre un'indagine sui crimini medici nazisti, e fu presente agli interrogatori del Processo per i Crimini medici di Norimberga del 1946. I diversi aspetti della tematica sono suddivisibili in: 1) l'igiene razziale e i programmi di sterilizzazione; 2) l'eutanasia attiva e 3) il caso Hallervorden.

L'igiene razziale e i programmi di sterilizzazione

L'igiene razziale trova le sue radici nel darwinismo sociale tedesco concettualizzato da Alfred Poetz negli ultimi anni del 19^ secolo e può essere definita come la determinazione delle condizioni ottimali per il mantenimento e il miglioramento di una razza. All'interno di questa cornice teorica i malati mentali e i deboli mentali (non meglio definiti) erano visti in termini puramente economici come un peso nazionale quantificabile. Un ulteriore avvallo a queste teorie era stato posto dalla pubblicazione del libro di Alfred Hoche e Rudolph Binding dal significativo titolo:"L'autorizzazione ad eliminare le vite non degne di essere vissute" (1920) , nel quale si sosteneva che il diritto alla vita non esiste intrinsecamente, ma deve essere guadagnato e giustificato. Da un punto di vista puramente utilitaristico, pertanto, le cosiddette "ballast existenz" o "esistenze zavorra" potevano e anzi dovevano essere distrutte per ridirezionare le spese statali verso altri fini più meritevoli.
Va qui detto che l'igiene razziale non fu un fenomeno esclusivamente tedesco, ma anche famosi scienziati americani come William Lennox e Foster Kennedy si dichiararono a favore dell'eutanasia per i bambini con ritardo mentale. Tuttavia, solo in Germania la teoria diventò prassi, in primo luogo attraverso l'istituzione di corsi e cattedre ad hoc nelle università, e poi attraverso l'emanazione di una specifica "Legge per la prevenzione della prole geneticamente malata" (1933). Con perfetta organizzazione teutonica, vennero costituite delle "corti di salute genetica", formate da personalità mediche riconosciute, ai quali i medici generici dovevano riportare tutti i casi di malattia genetica di cui erano venuti a conoscenza. In totale, furono sterilizzati senza consenso circa 400.000 soggetti affetti da diverse patologie , le prime delle quali furono debolezza mentale congenita (52,9%), schizofrenia (25.4%) ed epilessia congenita (14.0%).

L'eutanasia attiva

Nell'ottobre 1939 Adolf Hitler emanò un decreto, retrodatato al 1^ settembre, che così recitava: "Il capo della mia cancelleria Bouhler e il Dottor Brandt sono, sotto la loro propria responsabilità, incaricati di estendere a determinati medici la facoltà di autorizzare che, ai malati da considerare secondo ogni giudizio umano inguaribili, possa essere garantita morte pietosa dopo giudizio critico sullo stato della malattia".
In ottemperanza a questo decreto, il Comitato per il Trattamento Scientifico delle Gravi Malattie Geneticamente Determinate, già istituito nel maggio 1939 sotto l'egida di Leonardo Conti, decise di distribuire ai medici generici un questionario (Meldebogen) per registrare tutti i bambini con deformità congenite o ritardo mentale. A questo seguì un decreto ministeriale che stabilì in concreto che fossero le levatrici e i medici generici a raccogliere i dati e riferirli alle autorità. Le condizioni mediche da riportare erano:

  • l'idiozia e il mongolismo (soprattutto soggetti con cecità e sordità)
  • microcefalia
  • idrocefalo grave o progressivo
  • tutte le deformità ossee
  • paralisi cerebrali, inclusa la diplegia di Little

Ciò era riferito a neonati e bambini sotto i tre anni di età. Tale questionario doveva essere consegnato alle autorità sanitarie locali, che a loro volta lo avrebbero spedito al Comitato di cui sopra alla Casella Postale 101, Berlino W9. In maniera del tutto asettica, la frase introduttiva del decreto circolante informava che l'obbiettivo del ministero era uno studio scientifico per aiutare i bambini affetti da quelle condizioni mediche.
Istituzioni speciali vennero equipaggiate per lo sterminio, tra cui principalmente l'ospedale di Brandenburg-Gorden. In questi luoghi i bambini o venivano lasciati morire di fame o di freddo oppure uccisi col cianuro o con la morfina. Lettere standardizzate erano inviate ai familiari sia per motivare il trasporto (ai fini di cure avanzate) che comunicare la morte improvvisa (per appendicite, polmonite, setticemia, ecc.). Circa 5000 bambini furono uccisi con questo programma .
Il programma di eutanasia attiva per gli adulti fu successivamente autorizzato verbalmente da Hitler e il programma venne elaborato nei dettagli da un gruppo di medici e funzionari, tra cui Brandt, Bouhler e Brack, presso la sede centrale ubicata in una villa confiscata ad una famiglia ebrea al numero 4 della Tiergarten Strasse, da cui il nome "Aktion T4". Le camere a gas (con docce) furono collocate in sei diverse istituzioni in Germania, tra le quali soprattutto il centro di Gorden, vicino a Brandenburg; Eglfing-Haar, vicino a Monaco e Wiesloch, nei pressi di Heidelberg. Le persone eliminate (i cui dati furono meticolosamente registrati) sino all'agosto 1941, quando il programma fu interrotto, furono in totale 70.273, senza che le famiglie avessero dato il consenso e ne fossero a conoscenza.

Il caso Hallervorden

Julius Hallervorden nacque ad Allenberg, in Prussia Orientale, nel 1882 e si laureò a Konigsberg nel 1909. Frequentò successivamente l'Istituto Tedesco per la Ricerca in Psichiatria di Monaco (Deutsche Forschungsanstalt fur Psichiatrie), dove ebbe occasione di incontrare il suo futuro maestro e compagno di tutta la vita Hugo Spatz. Nel 1921 Hallervorden portò a Spatz i cervelli prelevati post-mortem a due sorelline (Martha e Alma) che aveva seguito nel suo precedente periodo di servizio in qualità di psichiatra a Landsberg, le quali erano risultate affette da una malattia neurodegenerativa strana e sino ad allora sconosciuta. I casi furono quindi descritti in due articoli successivi nel 1922 e 1924, e in seguito la malattia ricevette l'eponimo di sindrome di Hallervorden-Spatz. Nel prosieguo della carriera, Hallervorden fu nominato Professore di Neuropatologia al Kaiser Wilhelm Institut in Berlin-Buch (dal 1938 a fine guerra). Nel dopoguerra, Hallervorden potè continuare i suoi studi nella nuova sede dell'Istituto di Francoforte. Morì nel 1966 a 84 anni. Nella sua vita pubblicò 120 lavori di vario argomento e ricevette numerose onorificenze., ivi inclusa una laurea honoris causa dall'Università di Giessen. Il famoso neurologo Ludo Van Bogaert scrisse il suo necrologio sul Journal of Neurological Sciences (5:185-192, 1967). Fra l'altro disse che con Hallervorden "scompariva una delle ultime figure dell'età dell'oro della neuropatologia tedesca classica ed una intelligenza umanistica…..chi l'ha conosciuto ha potuto apprezzare il calore e la fedeltà della sua anima….la generosità del suo spirito………il suo affetto per i giovani la sua immensa modestia, il suo amore per le scienze naturali sono leggendarie…..Hallervorden rimane una figura indimenticabile".
Nello stesso necrologio, tuttavia, incominciava ad essere espressa, in maniera velata, la problematica relativa al suo coinvolgimento nel periodo nazista, laddove Van Bogaert dice :"Io penso a tutti quelli che hanno parlato male di questo uomo integro, all'indomani della campagna di calunnie di cui è stato fatto oggetto e la quale, se si può comprendere sulla scia degli orrori delle scoperte dei crimini di guerra, tuttavia non è per questo meno imperdonabile, in mancanza di prove". In realtà, Jiulius Hallervorden era ben a conoscenza del programma di eutanasia attiva condotto nelle istituzioni specifiche, e tale evidenza è fornita dai verbali di Leo Alexander. Alcuni dei brani di interrogatorio sono qui di seguito riportati

  • "Io sentii che stavano per fare questo, così andai da loro e dissi:"Sentite, ragazzi: se proprio dovete uccidere tutta questa gente, almeno prendete i cervelli cosicchè il materiale possa essere utilizzato"
  • "C'era del materiale meraviglioso tra quei cervelli: belle malformazioni cerebrali, e deficit cerebrali infantili"
  • "Io gli diedi il fissativo, i contenitori e le scatole, nonché le istruzioni per raccogliere e fissare i cervelli"
  • "Iniziarono a portare i soggetti in camioncini di una ditta di mobili. La società per le ambulanze pubblica portava i cervelli in contenitori da 150-250 pezzi per volta"
  • "Io accettai i cervelli, naturalmente. Da dove venivano e come arrivavano a me non era affar mio"

Alexander riferisce anche che Hallervorden rifiutò i cervelli di pazienti con schizofrenia od epilessia: "non per indignazione morale, ma perché nulla di significativo poteva essere riscontrato in essi". Dal materiale pervenutogli Hallervorden pubblicò 12 lavori, sette dei quali come solo Autore. Uno di questi riguarda il caso di un feto morto nell'utero di una madre uccisa con il monossido di carbonio a Brandenburg. Questo lavoro è stato ancora citato in tempi recenti come un esempio di polimicrogiria ambientale .
Hallervorden non fu sottoposto a nessuna misura restrittiva né ad ulteriori indagini. La collezione dei campioni esaminati da Hallervorden fu ritirata dall'Istituto Neurologico Edinger dell'Università di Francoforte sul Meno a seppellita in una cerimonia pubblica a Monaco .

Commenti

Io penso che, aldilà di ogni altra considerazione, il messaggio unico da ritenere in memoria è che ciò che allora lì è successo, e che in altri posti e in altri tempi è successo anche se in maniere differenti, può succedere ancora oggi o domani ovunque.
Inoltre, noi non dobbiamo essere spaventati dal "drammatico" dell'evento, ma dalla nostra compiacenza, passività o rassegnazione che allora permisero di costruire la fabbrica "infernale" e oggi potrebbero costruirne altre ancora più perfette.
Dobbiamo pertanto ancora una volta ricordare che la legge morale è sì dentro di noi, ma è legge dell'altro dentro di noi. Dei nostri atti noi dobbiamo "respondere" agli altri, e quindi non c'è legge morale senza relazione, e la relazione è sempre relazione di giustizia. Oggi come sempre è necessario un'etica delle responsabilità: ognuno, per la propria parte, si assuma in toto le proprie responsabilità e non deleghi ad altri frammenti o parti intere di essa, favorendo così la parcellizzazione di un atto responsabile unico in tanti frammenti, tali da non poter essere più identificati o riassemblati in un attribuzione di senso comprensivo e quindi, alla fine, non moralmente e legalmente perseguibili.

Addendum

Per non dimenticare, ho proposto ufficialmente alla Società Italiana di Neurologia di eliminare l'eponimo Hallervorden-Spatz da ogni testo e memoria. Inoltre, nel Manuale di Neurologia da me pubblicato nel 2004 (Centro Scientifico Editore, Torino), in accordo con Michael Shevell (Neurology 1993; 43:1453), la malattia è stata ridenominata "malattia di Martha ed Alma", dal nome delle due sorelline sui cui cervelli fu eseguito il primo studio autoptico.