Nasce a Torino, dove tutt'ora risiede, il 19 Aprile 1961
"Per il recupero poetico di sensazioni e memorie espresse con forte partecipazione emotiva"
Equilibrio
Ti annientano le favole sul video,
quasi tappeti di bugie per rotolarci
stordimento e ridere al solletico
di anime lunghe che trapassano
lo schermo e sul divano siedono
come amici di partite senza fine.
Hai le mani che la vita schiaffeggia,
screpola, graffia, e poi ti restituisce
perchè non hai sofferto tutto o forse
perchè tu possa scegliere da solo
se ancora e quanto conscio scavare
nella voragine della sofferenza.
Farfalle di parole sono volate
indefinite - come volo di falene -
lungo i giorni di forze giovani
tanto da non piegare mai le reni:
sei stato tu, allora - sei tu adesso -
sul filo della vita a fissare il sole,
vorrei che ne avessi l'equilibrio giusto.
La baita del nonno
Piedi puntati a frenare il pendio
erba sdrucciola di brina sottile,
un segno divino la sosta al pilone
della santa dalla veste svanita
nella rivolta di demoni e fiamme;
freddo e buio la baita dal tetto
sventrato a ponente - troppa neve
e troppi inverni con il fuoco spento -
sulla terra battuta del pavimento
la gerla sfibrata dal ghiaccio punta
il suo scheletro di aghi di riccio.
Capelli d’argento lo specchio cercato
dov’era il chiodo vicino alla fonte;
rovesci di vento che sfidano l’acqua,
la nebbia ricama la luce sul colle,
duri gli zoccoli impressi nel prato
di strame rappreso dalle stagioni.
Avrò braccia per comporre fascine
ai piedi del bosco, e mani precise
per vestire di pietra i muri piegati;
come un tempo chiamerò i cani
a riportare le manze dal pascolo
e avrò voce per resistere i passi
raccontandomi un sogno di gelo.
Lo saprò fare, lo devo a mio nonno.
Magici fuochi
Il fienile una bocca spalancata
pericolante e astratta,
le formiche volanti nella calura
mordono voli noiosi,
le bucce di frutta
fresche di sugo sospettano
una passeggera presenza.
Contro il muro ingrassano ortiche
voraci a succhiare l’umidità
di gronde crepate.
Qualche notte torna impalpabile
la passeggera presenza
e si confonde alle lucciole
che sciamano magici fuochi.
Due stagioni
Il sentiero s’incunea
nella pietraia, presto sparisce
tra le rocce e l’erba seccata
che la capra conosce e mastica:
è un sentiero bruciato dal sole
che schianta pareti
a strapiombo sul mare.
Il ginepro consuma radici
a scavare la roccia, radici
testarde più di altre radici;
in estate il ginepro
disseta di ombra il pastore.
Sul sentiero cammino in inverno;
contro gli scogli il mare
ribolle tra schizzi salati,
rode la sabbia gelata
che modella le cale,
s’alza e rivolta furioso,
giace alla sfida del vento.
Il sentiero per tratti rimbalza
infossato nella pietraia,
là rotola l’eco della burrasca.