TARGA POESIA 2009


  • Regolamento
  • Premiazione


  • POETI SEZ. A - FINALISTI


  • 1 class. - CARNEVALE Aldo
  • 2 class. - PERASSO Nicola
  • 3 class. - BARO Giorgio
  • 4 class. - BECCALOSSI Claudio (ex aequo)
  • 4 class. - LEMMI Pier Luigi (ex aequo)
  • 5 class. - MAGNI Chiara
  • 6 class. - GALLI Federica (ex aequo)
  • 6 class. - CIPITI' Alessia (ex aequo)
  • 7 class. - CASTRACANE Francesco (ex aequo)
  • 7 class. - MARZANO Roberto (ex aequo)
  • 8 class. - MARCON Loretta (ex aequo)
  • 8 class. - POTENZA Teodoro (ex aequo)
  • 8 class. - ROSSELLI Angelo R. (ex aequo)
  • 9 class. - SANTINI Livia
  • 9 class. - ZINGALES Sarah


  • POETI SEZ. B


  • DE MICHELE Miriam
  • ILARI Giulia
  • SANTATO Luce
  • TONDI Alessandro

  • SEZIONE GIOVANI


  • ARMANDO Daniele
  • CERIO Francesco
  • DAVOLI Eleonora
  • DEL VECCHIO Lucia
  • DI STEFANO Sofia
  • DOTTORI Arianna
  • MASTROIANNI Giuseppe
  • NICOLOSI Luigi G.
  • NONASKY Benny
  • PALUCCHINI Andrea
  • RICCI Pierbruno
  • SANTI Roberta
  • TIOZZO Alice
  • VIETTI Maria
  • VINELLA Ida


  • MENZIONI SPECIALI APiCE


  • BEVILACQUA Paola
  • REGIS Fabrizio S.
  • SABATINI Margherita
  • SALVI Lorenza


  • ISTITUTO DON MILANI


  • ROSSO Costanza
  • Alunni ex quinta C
  • BECCALOSSI Claudio

    Claudio Beccalossi, nato a Verona il 28 gennaio 1957, giornalista pubblicista dal 1984.
    Scrivo per i giornali dall'età di 13 anni (il mio primo articolo pubblicato sul settimanale diocesano "Verona Fedele" trattava la guerra del Vietnam).
    Dopo aver diretto, fatto parte della redazione od aver collaborato ad una ventina di giornali, dall'inizio del 2009 dirigo "L'Altra Cronaca" (via e-mail). Opero, inoltre, come redattore di "Filofevoss" (mensile della Federazione dei servizi di volontariato socio-sanitari) e quale collaboratore di altre testate nei settori della cultura e della cronaca.
    Sono fondatore e presidente dell'Associazione culturale economica Orizzonti (Aceo) e dell'Associazione Scaligera Italia-Ucraina nonché direttore del Circolo culturale Metamorfosi.
    Ho scritto, tra l'altro, "Jan Langosz, musica e dintorni.", "Veneti contro", "Bombardamenti a Verona", "Verona. Tra guerra e pace", "I giorni dell'illusione" e "Io, Giovanna Deiana" mentre è in fase di stampa "Caino e Abele nel KL Auschwitz".
    Nel campo della poesia ho diffuso le raccolte "Origliando alla porta del tempo", "Apparenti perfezioni svanite" e "Qualcosa sull'amore", sono inserito in diverse antologie ed ho conseguito vari riconoscimenti in concorsi non solo di poesia ma pure di narrativa e di giornalismo.

    MENZIONE

    "Traspone in lirica il transito del tempo e delle emozioni scavate nell'intimo"

    POESIE

    MULINO D'EPOCHE

    Continua il disegno
    superato l'ultimo santo,
    quel Silvestro d'addio
    a tutto ciò che è stato,
    di volontà, d'inerzia.
    di destino ruzzolato.
    Il lasso d'anno costruito,
    inventato dall'uomo
    per ragionar in limiti
    davanti a leggi sconfinate,
    riprende a macinar giorni.
    Il mulino d'epoche
    lavora instancabile,
    padrone e operaio
    nell'infinito dell'universo.
    Produce farina di vita
    e dà, disperde la vita.
    Il tempo compresso
    in artificiali misure
    è inezia del tempo
    esploso nella sua notte,
    quando imperava il nulla
    e tutto non c'era.
    Tutto fatto poi realtà,
    per l'oggi verso il domani.

    PER AMORE, PER GIOCO
    (quando una parte prende l'amore per gioco)

    Ci trovammo a spartirci
    un unico sentimento
    che pareva indivisibile
    nell'apparente grandezza.
    Ci dicemmo l'un l'altra
    che l'eterno era nostro
    e che nostro era il tempo,
    oggi e domani e sempre.
    Ci nascondemmo dal mondo
    perché un mondo era già
    quello da noi messo in piedi,
    da noi popolato e curato.
    Ma tutto crollò all'intoppo
    del tuo fiero dire beffardo
    che è un gioco la vita e,
    con la vita, l'amor e l'amare.
    Si punta e si vince o si perde.
    Se tutto è per gioco, risposi,
    non vale gioire e soffrire
    in incerti giorni e notti.
    Tutto è piatto nel gioco
    più astruso e sottile e ghiotto
    perché di gioco si tratta.
    E il gioco non vuol lacrime
    ma risate. Le liberatorie tue.

    CALÒ LA NOTTE

    Ti staccasti da me all'imbrunire.
    Come una foglia nell'ultimo autunno
    che, stanca, veleggia e plana a terra.
    Per poi esser preda di distratti calpestii.
    Non mi regalasti le lacrime d'un addio
    e nemmeno l'ultimo abbraccio di rimorso.
    Sciogliesti le vele al vento che credevi
    propizio verso l'intravisto amore.
    E non desti l'ultimo sguardo a riva,
    a me ammutolito da piombata solitudine.
    Decidesti il giusto tuo che ti spettava,
    non la pietas dell'ancora menzogna.
    Calò la notte nel cuore mio
    e inutilmente le mani cercarono
    il tuo conosciuto volto nell'oscurità
    senza vie d'uscita o guide amiche.
    Tutto e niente s'agitaron nella testa
    e solo l'ultimo penetrante strale
    accese fiammelle piccole nel buio.
    Per illuminar appena quel
    che comunque poi fu.
    Il cancellato rimpianto
    e altre pagine di vita nuova.
    Scritte in bella copia a due mani.
    Stavolta ben strette nell'aurora.

    MITO DIVINO
    (Apollo)

    Imperator delle Muse,
    dio unico per due orizzonti
    di poesia e musica umane.
    Apollo di romani e greci,
    di mitologie continuate
    su secoli d'ispirazione.
    Su versi e note d'autori
    destinati al tempo
    perché nel tempo
    non muoiono, mai.
    A Delfi e Delo
    vanno pellegrini
    i naufraghi dell'idea
    che non c'è,
    dell'alloro cercato.
    Magari rubando,
    potando e frugando
    la pianta sotto cui Apollo,
    mito divino,
    emise vagiti di forza gentile.
    Già votata all'arco, alla cetra,
    al tripode sacrificale.
    Al protegger poesia e musica,
    estri di bellezza superiore.

    NEL TEMPO DEL DIMENTICAR

    Smorte figure giunte
    da ignoti lidi altrove
    m'attorniano per farsi
    dar l'identità mancante.
    Struggenti mi fissano
    e io sento il loro dolore
    per non aver più un nome.
    Le riconosco per chi erano,
    rivedo l'esser che furono,
    torno al passato comune.
    E, poi, mi riprendo
    il diverso presente irritato
    per quell'apparir di volti
    mesti, sgusciati fuori
    da memorie lontane
    che credevo ormai sepolte.
    Nel tempo del dimenticar.
    Rimangono ancora, invece,
    e attendono l'impolverato
    mio confidenziale
    chiamarli, uno e tutti.
    Nell'illusione di sopravviver
    a silenzio e vuoto calato allora,
    a interromper per sempre
    le repliche del quotidiano.