TARGA POESIA 2009


  • Regolamento
  • Premiazione


  • POETI SEZ. A - FINALISTI


  • 1 class. - CARNEVALE Aldo
  • 2 class. - PERASSO Nicola
  • 3 class. - BARO Giorgio
  • 4 class. - BECCALOSSI Claudio (ex aequo)
  • 4 class. - LEMMI Pier Luigi (ex aequo)
  • 5 class. - MAGNI Chiara
  • 6 class. - GALLI Federica (ex aequo)
  • 6 class. - CIPITI' Alessia (ex aequo)
  • 7 class. - CASTRACANE Francesco (ex aequo)
  • 7 class. - MARZANO Roberto (ex aequo)
  • 8 class. - MARCON Loretta (ex aequo)
  • 8 class. - POTENZA Teodoro (ex aequo)
  • 8 class. - ROSSELLI Angelo R. (ex aequo)
  • 9 class. - SANTINI Livia
  • 9 class. - ZINGALES Sarah


  • POETI SEZ. B


  • DE MICHELE Miriam
  • ILARI Giulia
  • SANTATO Luce
  • TONDI Alessandro

  • SEZIONE GIOVANI


  • ARMANDO Daniele
  • CERIO Francesco
  • DAVOLI Eleonora
  • DEL VECCHIO Lucia
  • DI STEFANO Sofia
  • DOTTORI Arianna
  • MASTROIANNI Giuseppe
  • NICOLOSI Luigi G.
  • NONASKY Benny
  • PALUCCHINI Andrea
  • RICCI Pierbruno
  • SANTI Roberta
  • TIOZZO Alice
  • VIETTI Maria
  • VINELLA Ida


  • MENZIONI SPECIALI APiCE


  • BEVILACQUA Paola
  • REGIS Fabrizio S.
  • SABATINI Margherita
  • SALVI Lorenza


  • ISTITUTO DON MILANI


  • ROSSO Costanza
  • Alunni ex quinta C
  • LEMMI Pier Luigi

    Pier Luigi Lemmi è nato a Borgo San Lorenzo il 5 Ottobre del 1951 dopo gli studi all’lstituto Statale d’Arte di Firenze ha conseguito il diploma in maturità Artistica - Scientifica, iscritto in seguito all’Accademia delle Belle Arti ha abbandonato gli studi per entrare nel mondo lavorativo. Dopo una trentennale esperienza lavorativa in industrie private e multinazionali nel settore ceramico-chimico, dove ha ricoperto cariche di responsabile tecnico e manageriale, lavora attualmente nella pubblica amministrazione presso lo Provincia di Firenze. Ama molto l’Arte in ogni sua forma ed in particolare la pittura. Attualmente vive a Prato da cinque anni. Per molti anni la passione per la letteratura è rimasta latente in lui, pur scrivendo molto, tutto è rimasto chiuso nei cassetti che lui apriva per deliziarsi e immergersi solitario in quel suo mondo di ricordi, di emozioni. ln seguito con la maturità e l’incontro con Sabrina Guerri, una giovane professoressa insegnante del Comune di Firenze, lui ha aperto piano, piano quei cassetti dei suoi tanti scritti. Con i suoi consigli il suo costante incitamento ha portato Pier Luigi Lemmi a considerare in maniera molto seria la possibilità di fare conoscere ad altri quello che per lui per tanto tempo, era stato solo uno scrivere intimistico e solitario. Le prime partecipazioni a concorsi letterari, i primi riconoscimenti ufñciali hanno portato il Lemmi a legarsi sempre di più al mondo letterario, ne sono nate antologiche e pubblicazioni che testimoniano quanto veramente in lui sia radicata e presente quella vena poetica letteraria che lo ha portato hai livelli raggiunti ad oggi.

    MENZIONE

    "Per le tematiche storico-sociali sempre attuali trattate con maturità e padronanza stilistica"

    POESIE

    Gli amici dentro a quei cancelli

    Venitemi incontro sulla strada vecchia
    quella che passa accanto al cimitero;
    si è fano tardi ormai, la sera imbruna
    e i fuochi fatui gemono ai cancelli.
    Anime inquiete danzano nell’aria,
    io le conosco forse ma nel buio
    tremo di nulla e mi si gela il sangue.
    La luna e il pallido chiarore
    fanno sembrare gli alberi fantasmi,
    venite lemme col il lume in mano
    che vi conosca da lontano.
    Quando mi abbracciate e mi accarezzate gli occhi
    trovo il coraggio di fermarmi un poco,
    Carlo Alberto e Emanuela dormono da giorni
    all’ombra di una croce provvisoria ed io
    se avessi cuore in questa notte resterei con loro.
    Respiri amici i fuochi che si accendono nell’ombra,
    Paolo e Giovanni che conosco bene, pare il lume
    tremulo e inquieto più di tutti gli altri.
    Cosi stanotte resterò a vegliarli
    tutti gli amici dentro a quei cancelli
    e non avrò paura di sfiorare
    le lucciole nel buio e i fuochi fatui,
    i simulacri di quell’anime pulsanti
    come la luce incerta delle stelle.

    L'appello ad Auschwitz

    Qualcosa esisterà ancora
    nel dolore che scorre intorno al corpo dritto
    qualcosa esisterà, come altro, nel semplice
    essere stato, per un attimo
    per un solo attimo, come un dio senza fiamma
    contratto nella mano inerte.
    Questa conta ininterrotta e tesa,
    e senti, qualcuno cade,
    e la pioggia, lo sciacquio dell’acqua,
    dalle file, un grido sale, poi
    il silenzio della morte.
    Nel cunicolo buio ormai vedi solo
    il crepitare della fiamma tra cenere e cenere
    uscire dagli alti camini con lembi di lava incandescente,
    e la fiamma brucia i confini di te stesso e trapassa
    nel fuoco le forme, e l'anima intrisa.
    E mentre un cielo grigio come granito preme
    come macigno sulle stanche spalle,
    lampi di sirena squassano gli argini
    del Campo e dei ricordi, dei pensieri e muovi e dici.
    Qualcosa esisterà ancora, oltre la nebbia ...

    Il buio sui cento scalini
    (a Mauthausen)


    Poi ci fu il buio delle fronde,
    cosi lontano dal buio della notte, ombroso, mosso,
    sospirante di anime, e l'attesa della sua voce,
    e vento, aria smossa dal suono, pura voce.
    E io ero giunto a Mauthausen per l'ombra di mio padre
    che parlando si era dissolto nell'aria come fumo
    sciogliendo e precipitando nel buio informe,
    e io vidi i cento scalini e le cento porte,
    e il fianco immenso della rupe e il vuoto desolato
    e come disincarnante le presenze dei soldati
    nudi scheletrici nel silenzio in attesa.
    E tutti li cercai volgendo gli occhi, persi
    ognuno nel buio della sera incombente
    e nel risucchio vuoto di quell'essenza.
    Ma ricordai mio padre che era morto
    e le sue parole apparse nel sonno, e la speranza
    di ricongiungermi al suo filo tremante
    nel mio pensiero e nel mondo incostante
    nel futuro sconosciuto e oscuro
    verso cui noi correvamo ciechi come il tempo.
    E sillabai "padre" e "pace", la voce mia,
    s'è persa e disperante ogni sera con il suo volto
    e io cercai buio e pace all‘ombra della scala.

    Nebbia

    Si affievoliscono i ricordi,
    lentamente, sfuggono alla mente,
    disperdendosi dolcemente ovattati,
    in questa nebbia soffocante che, incolore,
    ricopre tutto silenziosamente.
    E si perdono i contorni
    e si perdono le sfumature più calde,
    le immagini, non più nitide, restano
    aggrappate ad un filo di tristezza
    in fondo all’intimo dell’anima.
    Nebbia che, inesorabile,
    toglie colori ai nostri occhi
    come il tempo che incessantemente trascorre
    e cancellai segni dalla memoria.
    Nebbia struggente, dolce oblio
    fa che questa coltre ovattata
    non arrivi ai miei occhi,
    non mi sfiori la pelle,
    non entri in me e mi uccida.

    Il tempo migliore

    Come un ritorno sofferto ed atteso
    m’assale il ricordo del mio tempo migliore,
    quando lontano s’udiva il cigolare dei carri
    sui sassi scavati dal loro cammino
    tra cipressi di verde smeraldo
    e l’oro dei cardi ormai secchi.
    Come un coro dell’anima lento saliva
    lo stormire del vento tra ulivi,
    fratelli a sorbi e a mille ginestre.
    Petali gialli sugli usci di maggio
    e ciliegi, spogli a gennaio,
    che all’improvviso gemmavano fiori
    tra le rugiade del primo mattino;
    che spegnevano sempre
    nell’arsura del giorno i loro brevi destini.
    Notti piene d’infiniti silenzi
    erano scrigno della fantasia,
    spento il lume del sole,
    sotto la luna che imbiancava i profili di gialle colline.
    Oggi che un altro giorno svanisce,
    trafitto dagli ultimi raggi di un sole fuggiasco,
    mi ferisce la fine del tempo,
    mentre ombre mi vengono incontro nella notte,
    silenti ed amiche, sotto lo sguardo smarrito
    d’infinite e pallide stelle.