Pier Luigi Lemmi è nato a Borgo San Lorenzo il
5 Ottobre del 1951 dopo gli studi all’lstituto Statale d’Arte
di Firenze ha conseguito il diploma in maturità Artistica - Scientifica,
iscritto in seguito all’Accademia delle Belle Arti ha abbandonato gli
studi per entrare nel mondo lavorativo. Dopo una trentennale esperienza lavorativa
in industrie private e multinazionali nel settore ceramico-chimico, dove ha
ricoperto cariche di responsabile tecnico e manageriale, lavora attualmente
nella pubblica amministrazione presso lo Provincia di Firenze. Ama molto l’Arte
in ogni sua forma ed in particolare la pittura. Attualmente vive a Prato da
cinque anni. Per molti anni la passione per la letteratura è rimasta
latente in lui, pur scrivendo molto, tutto è rimasto chiuso nei cassetti
che lui apriva per deliziarsi e immergersi solitario in quel suo mondo di
ricordi, di emozioni. ln seguito con la maturità e l’incontro
con Sabrina Guerri, una giovane professoressa insegnante del Comune di Firenze,
lui ha aperto piano, piano quei cassetti dei suoi tanti scritti. Con i suoi
consigli il suo costante incitamento ha portato Pier Luigi Lemmi a considerare
in maniera molto seria la possibilità di fare conoscere ad altri quello
che per lui per tanto tempo, era stato solo uno scrivere intimistico e solitario.
Le prime partecipazioni a concorsi letterari, i primi riconoscimenti ufñciali
hanno portato il Lemmi a legarsi sempre di più al mondo letterario,
ne sono nate antologiche e pubblicazioni che testimoniano quanto veramente
in lui sia radicata e presente quella vena poetica letteraria che lo ha portato
hai livelli raggiunti ad oggi.
"Per le tematiche storico-sociali sempre attuali trattate con maturità e padronanza stilistica"
Gli amici dentro a quei cancelli
Venitemi incontro sulla strada vecchia
quella che passa accanto al cimitero;
si è fano tardi ormai, la sera imbruna
e i fuochi fatui gemono ai cancelli.
Anime inquiete danzano nell’aria,
io le conosco forse ma nel buio
tremo di nulla e mi si gela il sangue.
La luna e il pallido chiarore
fanno sembrare gli alberi fantasmi,
venite lemme col il lume in mano
che vi conosca da lontano.
Quando mi abbracciate e mi accarezzate gli occhi
trovo il coraggio di fermarmi un poco,
Carlo Alberto e Emanuela dormono da giorni
all’ombra di una croce provvisoria ed io
se avessi cuore in questa notte resterei con loro.
Respiri amici i fuochi che si accendono nell’ombra,
Paolo e Giovanni che conosco bene, pare il lume
tremulo e inquieto più di tutti gli altri.
Cosi stanotte resterò a vegliarli
tutti gli amici dentro a quei cancelli
e non avrò paura di sfiorare
le lucciole nel buio e i fuochi fatui,
i simulacri di quell’anime pulsanti
come la luce incerta delle stelle.
L'appello ad Auschwitz
Qualcosa esisterà ancora
nel dolore che scorre intorno al corpo dritto
qualcosa esisterà, come altro, nel semplice
essere stato, per un attimo
per un solo attimo, come un dio senza fiamma
contratto nella mano inerte.
Questa conta ininterrotta e tesa,
e senti, qualcuno cade,
e la pioggia, lo sciacquio dell’acqua,
dalle file, un grido sale, poi
il silenzio della morte.
Nel cunicolo buio ormai vedi solo
il crepitare della fiamma tra cenere e cenere
uscire dagli alti camini con lembi di lava incandescente,
e la fiamma brucia i confini di te stesso e trapassa
nel fuoco le forme, e l'anima intrisa.
E mentre un cielo grigio come granito preme
come macigno sulle stanche spalle,
lampi di sirena squassano gli argini
del Campo e dei ricordi, dei pensieri e muovi e dici.
Qualcosa esisterà ancora, oltre la nebbia ...
Il buio sui cento scalini
(a Mauthausen)
Poi ci fu il buio delle fronde,
cosi lontano dal buio della notte, ombroso, mosso,
sospirante di anime, e l'attesa della sua voce,
e vento, aria smossa dal suono, pura voce.
E io ero giunto a Mauthausen per l'ombra di mio padre
che parlando si era dissolto nell'aria come fumo
sciogliendo e precipitando nel buio informe,
e io vidi i cento scalini e le cento porte,
e il fianco immenso della rupe e il vuoto desolato
e come disincarnante le presenze dei soldati
nudi scheletrici nel silenzio in attesa.
E tutti li cercai volgendo gli occhi, persi
ognuno nel buio della sera incombente
e nel risucchio vuoto di quell'essenza.
Ma ricordai mio padre che era morto
e le sue parole apparse nel sonno, e la speranza
di ricongiungermi al suo filo tremante
nel mio pensiero e nel mondo incostante
nel futuro sconosciuto e oscuro
verso cui noi correvamo ciechi come il tempo.
E sillabai "padre" e "pace", la voce mia,
s'è persa e disperante ogni sera con il suo volto
e io cercai buio e pace all‘ombra della scala.
Nebbia
Si affievoliscono i ricordi,
lentamente, sfuggono alla mente,
disperdendosi dolcemente ovattati,
in questa nebbia soffocante che, incolore,
ricopre tutto silenziosamente.
E si perdono i contorni
e si perdono le sfumature più calde,
le immagini, non più nitide, restano
aggrappate ad un filo di tristezza
in fondo all’intimo dell’anima.
Nebbia che, inesorabile,
toglie colori ai nostri occhi
come il tempo che incessantemente trascorre
e cancellai segni dalla memoria.
Nebbia struggente, dolce oblio
fa che questa coltre ovattata
non arrivi ai miei occhi,
non mi sfiori la pelle,
non entri in me e mi uccida.
Il tempo migliore
Come un ritorno sofferto ed atteso
m’assale il ricordo del mio tempo migliore,
quando lontano s’udiva il cigolare dei carri
sui sassi scavati dal loro cammino
tra cipressi di verde smeraldo
e l’oro dei cardi ormai secchi.
Come un coro dell’anima lento saliva
lo stormire del vento tra ulivi,
fratelli a sorbi e a mille ginestre.
Petali gialli sugli usci di maggio
e ciliegi, spogli a gennaio,
che all’improvviso gemmavano fiori
tra le rugiade del primo mattino;
che spegnevano sempre
nell’arsura del giorno i loro brevi destini.
Notti piene d’infiniti silenzi
erano scrigno della fantasia,
spento il lume del sole,
sotto la luna che imbiancava i profili di gialle colline.
Oggi che un altro giorno svanisce,
trafitto dagli ultimi raggi di un sole fuggiasco,
mi ferisce la fine del tempo,
mentre ombre mi vengono incontro nella notte,
silenti ed amiche, sotto lo sguardo smarrito
d’infinite e pallide stelle.