Nasce a Genova il 7 Marzo 1959 e risiede a Chiavari (GE)
"Poesia come nell'epitasi dell'ineludibile del vivere contemporaneo"
Con l'anima urticata,offesa,
scolopendra inviperita,
chiedo scusa ...
Chiedo scusa ai bombardati corpi flosci nella polvere improvvisa
e alla signora affettata, sulle strisce, la domenica mattina,
ancor mezz'addormentata, poverina...
Chiedo scusa agli operai "Contratto-Special" Grandi Funamboli
del "Circo dei Cantieri"
che stanno, finalmente, in posa per il telegiornale sotto un lenzuolo
bianco e rosso...
E alle barcate di "folli nottambuli" che si giocano la vita
a Lampedusa,
ai bambini-ventre gonfio di fame, e alle loro mamme ,
senza latte, senza denti e senza pane, chiedo scusa!
Chiedo scusa a Baghdad e ai Newyorkesi, Dublino, Grozny, Bucarest e Falluja,
scusatemi a Guantanamo, Beslan e Gaza, come Genova, San Paulo, Bangkok
e nel Chiapas
e ancora ai Siciliani, ai Tibetani, ai Sudanesi e a tutti i dimenticati,
da me per primo ...
Chiedo scusa se,
malgrado l'assordante sottofondo dei vostri orrori quotidiani
continuo, comunque, ad inghiottire la mia cena
e chiedere ai miei figli "Com'e andata a scuola?"
Chiedo scusa ma
lo scorrere frenetico della vita
non mi da tempo abbastanza per tamponare le ferite
e aver la forza di spegnere
quel maledetto televisore-bombardiere
anzi, forse, il far questo,
mi farebbe vergognare di più ancora!
GIORNALI SCADUTI
La vidi,
era ancor buio,
che urlava sulla strada
il freddo e la paura
di chi dorme
seduto …
Abbracciata ad un cartone vuoto
di un improbabile bianco “D.O.C.”
della “Marca Trevigiana”
abbonata a giornali scaduti
cibi scadenti,
senza neanche i denti …
Ricca
di quella “libertà”,
utile, da credersi,
per chi proprio non vuol vederla come tale:
una signora sola e sperduta
nella nebbia di una stazione di sabbia
dove tira appena un po’ il fiato,
non aspetta alcun treno,
nel frastuono di ferro assopita
smaltisce,
or silenziosa,
il suo veleno …
UNA VITA DA POCO
Mani nell’aria,
scolpiscono
scie di spillo,
orridi sibili …
Improvvise
micidiali, decise,
infliggono,
al mio corpo,
mortali offese …
Scappare !?
E dove mai, poi, ora?
Ho perso i miei fratelli,
non ho più la mia terra,
evapora
la vita …
Vita, oh mia vita!
Appena assaporata
e già
ti sto perdendo …
Vengono uomini urlanti
siam tutti fatti a pezzi !
La sola mia difesa,
unghie acuminate,
vilipese, derise,
mi vengono amputate!!
Pian-piano,
strato a strato,
mi strappano la pelle,
il cuore mio scoperto,
persino preso a morsi …
Ormai non ho speranze
il futuro mio è remoto …
Ma vale così poco la vita di un …
carciofo?!?
PAVANE
Oltre la nebbia dell’anima,
aldilà della bruma azzurrina,
il cavaliere stanco,
fumante di vapore,
abbagliante nel lampo delle sue cinque spade d’argento,
da giorni segue una lunga treccia nera
vuole saper se è vera
se ci sarà, alla fine, il suo grande amore
o se,
tragica beffa,
finirà,
essa,
contro il posterior del suo cavallo!
L’ULTIMA CANDELA
Nella più oscura
cantina–casa dei sottofondi,
dove il sole arriva solo
con le cartoline illustrate,
la piccola Sabah,
urlo di strada,
dà alla luce
l’amato figlio,
scintilla tra gli occhi,
che ,
in quella notte tanto buia,
darà fuoco
all’ultima
candela rimasta …